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	The mother of the Palestinian prisoner Bilal Kayed holds his picture during a protest in solidarity with her son, in the city center of Nablus city, West Bank, June 14, 2016. Kayed was supposed to be released from Israel's prisons yesterday Monday, after more than 14 years behind bars. Instead, Israeli authorities decided to hold him for 6 months under 'administrative detention law', under which Israel can imprison Palestinians without charge or trial. International law stipulates that it may be exercised only in very exceptional cases. Nevertheless, Israeli authorities routinely employ administrative detention. According to Palestinian prisoners club, Israel is currently holding more than 700 Palestinian under administrative detention.</p>

Prigionieri palestinesi: Bilal Kayed in sciopero della fame da 50 giorni

“Bilal è adesso in un ospedale ad Ashkelon, ammanettato, le gambe incatenate ed attaccate al letto”
Intervista a Sahar Francis, direttrice di Addamir, organizzazione di sostegno ai prigionieri palestinesi.

Bilal Kayed, militante del FPLP, è in sciopero della fame da più di 40 giorni, perché ha cominciato questa protesta?
Bilal aveva scontato la totalità della sua pena, (14 anni e mezzo di prigione) e doveva essere liberato il 15 giugno 2016. Ma invece di essere liberato è stato messo il giorno stesso in detenzione amministrativa per sei mesi.
Ha deciso di cominciare uno sciopero della fame per protestare contro una decisione arbitraria e contro il principio stesso della detenzione amministrativa. Un movimento di solidarietà si è molto presto sviluppato in tutte le prigioni israeliane, non è uno sciopero della fame totale, ma dei gruppi di prigionieri si danno il cambio e digiunano per una o due settimane. In tutte le città palestinesi ci sono delle tende di solidarietà dove la popolazione viene a mostrare il proprio sostegno alla lotta dei prigionieri. Lo sciopero della fame è una forma di lotta molto pericolosa ed il movimento si ispira allo sciopero della fame dei prigionieri irlandesi del 1981. E’ un atto di resistenza che minaccia le loro vite, e per resistere il più possibile, cominciano e poi altri gruppi si uniscono allo scopo di mantenere la pressione sulle autorità penitenziarie. Bilal è adesso in un ospedale ad Ashkelon, ammanettato, le gambe incatenate e legate al letto. Non può muoversi e questo non è accettabile dal punto di vista medico. Le autorità dicono che questo avviene per ragioni di sicurezza ma è assurdo, lui è molto debole e può a malapena camminare, non c’è nessun rischio che aggredisca le guardie o che scappi. E’ solo un pretesto per umiliarlo e torturarlo.
Il numero dei prigionieri palestinesi detenuti in Israele sembra essere molto aumentato in questi ultimi mesi.
Nei fatti dopo la rivolta dell’ottobre 2015 e l’agitazione nei territori occupati, gli Israeliani hanno lanciato una campagna di arresti di massa che continua anche adesso, tutti i giorni e tutte le notti nelle città e nei villaggi palestinesi. Più di 6.000 arresti in questi ultimi sette mesi, ci sono adesso 7.000 detenuti palestinesi nelle prigioni israeliane, di cui 64 donne, 330 minori e 750 detenuti amministrativi. Sei deputati del Consiglio legislativo palestinese sono in prigione, gli arresti sono diventati un mezzo di controllo della società. E’ un’eredità del sistema britannico di detenzione amministrativa in vigore all’epoca del mandato, gli Israeliani hanno emendato il loro codice penale per poterlo utilizzare. Possono arrestare chiunque sulla base di informazioni “riservate” sostenendo che si tratti di una minaccia per la sicurezza e prolungare la sua detenzione all’infinito. Il dossier riservato non viene consegnato agli avvocati, non è visto che dal giudice militare, non resta altro da fare che sperare che egli sia obiettivo. Ma nella maggioranza dei casi il giudice militare conferma l’ordine dato dal governatore militare. Omar Nazzal, il segretario del sindacato dei giornalisti, è in detenzione amministrativa per aver voluto andare in Europa a tenere una serie di conferenze. Mohammed Abou Sakha, un artista del circo nazionale palestinese, un clown, è al suo secondo periodo di detenzione per sospetta appartenenza al FPLP.
Sembra che i giovani siano particolarmente presi di mira.
Di nuovo c’è che adesso arrestano dei minorenni a Gerusalemme Est e li mettono in detenzione amministrativa, per dei post su facebook. Una ragazza di 16 anni del campo di Deisha è stata imprigionata per tre mesi per aver postato le foto dei martiri di Deisha. Il numero dei minori imprigionati è balzato. Per loro, nulla o quasi è previsto in prigione, sono nelle stesse prigioni degli adulti, anche se separati. Non c’è nessun programma di educazione né di sostegno psicologico, quando escono hanno molta difficoltà a riadattarsi, molti sono incapaci di tornare a scuola.

Intervista raccolta da Mireille Court, Ramallah, 27 luglio 2016
Dal sito npa2009.org – traduzione a cura del c. p. “Guevara”

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