NO alla riforma costituzionale!

No alla riforma costituzionale!
Il 4 dicembre votiamo NO ad una riforma accentratrice e autoritaria e costruiamo l’opposizione di sinistra al governo!
Non siamo tra quelli che ritengono che diritti e conquiste sociali possano essere acquisiti o difesi semplicemente con un voto, Ne’ fra coloro che ritengono la costituzione della repubblica l’emblema dei diritti del lavoro. L’esistenza della Costituzione non ha infatti impedito le controriforme su scuola e università, pensioni, welfare; non ha impedito la precarizzazione del lavoro e l’abbassamento del reddito dei lavoratori. Solo un’azione organizzata della classe operia con scioperi, manifestazioni, dure lotte, avrebbe potuto impedire questi attacchi. E solo una mobilitazione di massa potrà riconquistare i diritti che sono stati messi in discussione.
Riteniamo comunque doveroso e necessario respingere, anche attraverso il voto al referendum del 4 dicembre una riforma costituzionale:
– sostenuta dalle forse del capitalismo nazionale, europeo ed internazionale
– che, attraverso l’assioma della governabilità, condurrà ad avere un parlamento completamente subalterno al governo, ed un presidente della repubblica allineato a quest’ultimo
– che rende le istituzioni ancor più impermeabili alle istanze sociali; che con la riforma del titolo V conferisce al governo il potere di espropriare la competenza delle regioni quando “lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della repubblica”… Vale a dire quando ci sarà da tutelare gli interessi dei capitalisti nel saccheggio dei territori dando il via libera a Tap, trivelle, discariche, installazioni militari, ecc.
– che non comporta risparmi sostanziali alla spesa pubblica per la politica; che non attacca per niente i privilegi della cosiddetta “casta”
– che innalza il numero di firme necessarie per presentare referendum e iniziative di legge popolare, restringendo ancora di più i già esigui spazi di democrazia diretta.
Sconfiggere con il NO questa riforma costituzionale dovrà essere il primo passo, necessario ma non sufficiente, per costruire un’opposizione di sinistra e di classe al governo Renzi ed ad un eventuale governo “tecnico”.

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